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Humboldt-Universität zu Berlin - Faculty of Language, Literature and Humanities - Alexander von Humboldt Professorship

Animal Descriptions to Acts. The Case of Exotic and Paradoxical Animals in the Naturales Historiae.

Pietro Li Causi

The zoological sections of the Naturales Historiae of the ancients cannot be regarded, stricto sensu, as technical texts. However, even for these works it is possible to speak of a problem of applicability in terms of cognition. The descriptions that authors such as Pliny the Elder or Aristotle offer of exotic animals living in the eschatiai make frequent use of similes and analogies, in order to substitute images with words and make the invisible (and sometimes the non-existent) viewable. The question of interest for this conference is whether, when, and how these descriptions are “applicable”. E. g., are we sure that an explorer who knows Pliny’s descriptions of the camelopardalisor of the corocottawould be able to recognize these animals in case he sights them by chance? The story of the ferocious Indian unicorn donkey isexemplary. Mentioned by Herodotus (4, 191 and 7, 86), the animal is described in more detail by Ctesias of Cnidus (FGrHist688 F. 45), who speaks of a beast resembling a horse with one polychrome horn on its forehead. The cognitive model of what was probably a fantastic animal – maybe seen by Ctesias among the images and reliefs that adorned the court of the King of Persia – is applied many centuries later by Marco Polo to an unknown being that the Western zoological tradition and the medieval bestiaries had never taken into account: the rhinoceros (seeIl Milione162, 14). By means of a common mechanism of cognitive economy, the Venetian merchant does not develop a new taxonomic category but instead applies a ready-to-use description that already existed – yet had never had a real referent – to a hitherto unknown animal (see U. Eco,Kant e l'ornitorinco, Milan 1997).

Abstract in italiano.

Le sezioni zoologiche dei testi di naturalis historia del mondo antico non possono essere considerate, in senso stretto, testi tecnici. Tuttavia anche per questa tipologia di opere si può parlare di un tipo di applicabilità che potremmo definire “cognitiva”.Questi testi in genere utilizzano una serie di strategie del discorso sostitutive delle immagini e delle illustrazioni (similitudini, analogie) che servono a rendere visualizzabili una serie di esseri “invisibili” (o talvolta inesistenti) come quelli che si trovano, ad esempio, nelle eschatiai. Si tratta in definitiva di capire se – e quando, e come – queste descrizioni sono “applicabili”. Un esploratore che si trovi per le mani, ad esempio, i brani di Plinio che descrivono il camelopardo o il corocotta, riuscirebbe a riconoscerli se dovesse, per caso, avvistarli? Esemplare è in tal senso la vicenda dell'asino indiano unicorno. Dopo essere stato menzionato da Erodoto (4, 191 e 7, 86), l'animale viene descritto per la prima volta da Ctesia (FGrHist 688 F. 45) come un ferocissimo essere a forma equina con un solo corno policromo sulla fronte. Il tipo cognitivo di quello che era verosimilmente un animale fantastico che il medico di Cnido aveva visto raffigurato alla corte del re di Persia finirà tuttavia, a partire da Marco Polo (Il Milione 162, 14), per essere applicato ad un essere ignoto all'occidente e che pertanto la tradizione dei bestiari medievali non aveva mai preso in considerazione: il rinoceronte. Più in particolare, quello che accade è che, per un banale meccanismo di economia cognitiva, il mercante veneziano, anziché elaborare una nuova categoria tassonomica, decide semplicemente di applicare una descrizione già esistente – finora priva di referente reale – ad un animale ignoto, limitandosi a modificarne i tratti specifici (cfr. a tale proposito U. Eco,Kant e l'ornitorinco,